.:.

Alex

il

Viaggiatore

e

la

Tomba

del

Faraone

Nero

.:.

“L’Egitto

nasconde

segreti

che

il

tempo

non

può

cancellare!

Se

la

pergamena

non

mente,

l’ingresso

segreto

è

proprio

sotto

la

sfinge.”

.:.

.:.

 

 

.:.

Il

Racconto:

La

Notte

del

Solstizio

.:.

La

sabbia

fine

del

deserto

di

Giza

si

infilava

ovunque,

ma

Alex

il

Viaggiatore

non

ci

faceva

quasi

più

caso.

Si

sistemò

il

colletto

della

sua

sahariana

marrone,

un

modello

che

andava

molto

di

moda

in

quell’autunno

fine

anni

’70,

e

si

passò

una

mano

tra

i

folti

capelli

neri,

spettinati

dal

Khamsin,

il

secco

vento

del

deserto.

I

suoi

occhi

marroni

analizzavano

ogni

centimetro

della

pietra

millenaria

davanti

a

lui,

cercando

un

segno,

una

fessura,

qualsiasi

anomalia

strutturale.

La

radio

a

transistor

che

teneva

nello

zaino

gracchiava

una

canzone

dei

BEATLES,

la

cui

eco

si

perdeva

nell’immensità

della

piana

monumentale.

L’Egitto

di

quegli

anni

era

un

crocevia

di

spie,

archeologi

hippy

e

cacciatori

di

tesori

senza

scrupoli.

Alex

apparteneva

a

una

categoria

a

parte:

era

un

idealista

dell’avventura,

un

uomo

che

viveva

per

l’adrenalina

della

scoperta.

Consultò

un’ultima

volta

la

mappa

acquistata

a

caro

prezzo

da

un

vecchio

mercante

del

bazar di

Khan

el

Khalili.

Il

testo

in

arabo

antico

parlava

del

“Faraone

Nero”,

un

sovrano

eretico

cancellato

volutamente 

dalle

cronache

ufficiali

della

storia

egizia.

Secondo

i

calcoli

astronomici

che

Alex

aveva

effettuato

sul

suo

taccuino,

l’allineamento

perfetto

delle

stelle

di

quella

notte

avrebbe

rivelato

la

camera

sotterranea

nascosta.

Quando

l’ultimo

raggio

di

sole

scomparve

dietro

la

sagoma

della

seconda

piramide,

l’ombra

della

Sfinge

si

allungò

a

dismisura

sul

terreno

arido.

Nel

punto

esatto

in

cui

la

punta

dell’ombra

andava

a

morire,

Alex

notò

un

leggero

cedimento

del

suolo.

Cominciò

a

scavare

freneticamente

con

le

mani,

ignorando

la

fatica.

A

pochi

decimetri

di

profondità,

le

sue

dita

incontrarono

la

superficie

fredda

e

levigata

di

una

lastra

di

basalto

nero

coperta

di

geroglifici

mai

visti

prima.

Alex

sorrise

nell’oscurità

del

deserto,

accendendo

la

sua

fidata

torcia

elettrica

a

batterie.

La

vera

avventura

era

appena

cominciata.

.:.

ARTICOLO

DISEGNO

FOTOGRAFIA

DI

ALESSANDRO

FAGIOLO