.:.

Capitolo

1:

Il

battito

urbano

e

la

polvere

del

Nord

.:.

Tutto

ha

inizio

a

Buenos

Aires.

La

capitale

mi

accoglie

con

il

suo

mix

stordente:

sembra

di

camminare

tra

i

viali

di

Parigi

o

le

strade

di

Barcellona,

ma

con

un’energia

puramente

sudamericana.

Giusto

il

tempo

di

respirare

il

profumo

di

un

asado

a

San

Telmo

e

perdersi

tra

le

case

colorate

di

La

Boca,

e

la

vera

avventura

chiama

verso

nord.

Il

salto

è

drastico.

Voliamo

a

Salta,

“La

Linda”.

Noleggiamo

un

fuoristrada

per

percorrere

un

tratto

della

leggendaria

Ruta

40.

Qui

l’aria

si

fa

rarefatta

e

il

paesaggio

si

trasforma

nel

regno

della

Puna

andina.

Guidare

tra

i

deserti

d’alta

quota,

circondati

da

cactus

secolari

nel

Parco

Nazionale

Los

Cardones,

dà

una

vertigine

di

assoluta

libertà.

Quando

raggiungiamo

le

distese

accecanti

delle

Salinas

Grandes,

il

silenzio

è

così

profondo

da

sembrare

solido.

Sotto

un

cielo

di

un

blu

cobalto

innaturale,

capisco

che

l’Argentina

non

è

un

Paese

da

visitare,

ma

una

terra

che

ti

impone

i

suoi

ritmi

primitivi.

.:.

Capitolo

2:

Il

ruggito

verde

di

Iguazú

.:.

Dal

deserto

di

sale

alla

foresta

subtropicale.

Un

volo

interno

ci

catapulta

al

confine

nord

orientale,

nel

cuore

del

Parco

Nazionale

dell’Iguazú.

L’umidità

ti

si

incolla

addosso

e

l’aria

vibra

prima

ancora

di

vedere

l’acqua.

Poi,

eccola:

la

Garganta

del

Diablo.

Le

Cascate

dell’Iguazú

si

mostrano

in

tutta

la

loro

devastante

potenza.

Saliamo

a

bordo

di

un

gommone

bimotore

che

sfida

le

correnti

del

fiume,

spingendosi

fin

sotto

i

panni

d’acqua

nebulizzata

delle

cascate.

Usciamo

completamente

inzuppati,

infreddoliti

e

con

il

cuore

in

gola

per

l’adrenalina.

Lo

sguardo

si

perde

in

quel

treated

di

oltre

duecento

salti

d’acqua

immersi

nella

giungla,

un

contrasto

violentissimo

con

l’aridità

andina

lasciata

solo

quarantotto

ore

prima.

.:.

Capitolo

3:

Il

regno

del

ghiaccio

e

del

vento

(Patagonia)

Ma

la

vera

prova

per

ogni

spirito

avventuriero

è

il

profondo

Sud.

Voliamo

a

El

Calafate,

la

porta

d’accesso

al

Parco

Nazionale

Los

Glaciares.

Il

richiamo

del

Perito

Moreno

è

irresistibile.

Indossati

i

ramponi,

iniziamo

il

mini

trekking

direttamente

sopra

la

superficie

del

ghiacciaio.

Camminare

sopra

quel

gigante

di

ghiaccio

vivo,

azzurro

e

crepitante,

ascoltando

i

boati

sordi

dei

blocchi

che

si

staccano

per

tuffarsi

nel

Lago

Argentino,

ti

fa

sentire

minuscolo

e

incredibilmente

vivo.

.:.

Non

c’è

tempo

di

riposare.

Ci

spostiamo

a

El

Chaltén,

la

capitale

argentina

del

trekking,

dominata

dall’iconica

e

affilata

sagoma

del

Monte

Fitz

Roy.

Affrontiamo

la

dura

salita

verso

la

Laguna

de

los

Tres.

Il

vento

patagonico

soffia

implacabile,

sollevando

terra

e

mettendo

alla

prova

ogni

passo.

Ma

quando

arriviamo

in

cima

e

le

nuvole

si

aprono,

svelando

la

parete

di

roccia

nuda

del

Fitz

Roy

riflessa

nelle

acque

gelide

della

laguna,

la

fatica

svanisce.

Resta

solo

lo

spazio

sconfinato

e

la

sensazione

pura

dell’avventura.

.:.

Epilogo:

Il

Mal

d’Argentina

Mentre

l’aereo

ci

riporta

verso

Buenos

Aires

per

l’ultimo

volo

verso

casa,

guardo

fuori

dal

finestrino

la

vastità

della

Pampa

che

scorre

sotto

di

noi.

Dicono

che

esista

un

“Mal

d’Argentina”,

simile

a

quello

d’Africa:

una

nostalgia

acuta

che

ti

prende

e

non

ti

lascia

finché

non

decidi

di

tornare.

Lascio

questa

terra

con

gli

scarponi

rovinati,

i

vestiti

che 

sanno

di

fumo

di

legna

e

polvere,

ma

con

l’anima

piena

di

spazi

immensi.

.:. : .:.

.:.

AUTORE

E

FOTOGRAFIA

ALESSANDRO

FAGIOLO