:.. Viaggio nel Tempo a 30 Metri di Profondità :.. La nuova stazione – museo Colosseo-Fori Imperiali della Linea C di Roma :.. polo espositivo sotterraneo curato dal Parco Archeologico del Colosseo e dall’Università Sapienza :.. Time Travel 30 Meters Deep :.. The new Colosseum-Imperial Forum station on Rome’s Line C :.. Underground exhibition center curated by the Colosseum Archaeological Park and Sapienza University
..:..
ROMA
16
dicembre
2025
..:..
Stazione
Museo
COLOSSEO
..:..
Percorso
espositivo:
E’
organizzata
in
diversi
ambiti
museografici
dove
sono
esposti
in
teche
e
allestimenti
dedicati
i
reperti
rinvenuti
(oggetti
di
uso
comune,
elementi
architettonici
e
frammenti
storici).
Connessioni
e
vista:
Un
tunnel
di
collegamento
vetrato
permette
l’interscambio
con
la
preesistente
Linea
B
e
offre
scorci
unici
e
prospettive
dal
basso
verso
il
Colosseo.
..:..
Principali
ritrovamenti
archeologici
..:..
28
pozzi
di
epoca
repubblicana:
scoperti
durante
i
lavori,
di
cui
9
privi
di
rivestimento
e
19
rivestiti
in
tufo,
originariamente
utilizzati
per
l’approvvigionamento
idrico.
Hanno
ispirato
il
concetto
architettonico
e
museografico
della
stazione.
La
scoperta
dei
28
pozzi
di
età
repubblicana
(datati
tra
il
V
e
il
II
secolo
a.C.)
nell’area
della
collina
della
Velia,
emersi
durante
gli
scavi
della
stazione
Colosseo
Fori
Imperiali,
fornisce
agli
archeologi
prove
storiche
di
fondamentale
importanza:
La
prova
tangibile
di
quartieri
residenziali
arcaici:
Questa
imponente
concentrazione
di
pozzi
dimostra
che,
secoli
prima
della
costruzione
del
Colosseo
e
dei
Fori
Imperiali,
l’area
della
Velia
era
un
quartiere
residenziale
densamente
popolato
e
attivo
fin
dalle
prime
fasi
della
Repubblica
romana.
La
gestione
autonoma
dell’acqua
prima
dei
grandi
acquedotti:
I
pozzi
testimoniano
come
gli
antichi
abitanti
captassero
direttamente
l’acqua
di
falda
per
il
proprio
fabbisogno
quotidiano.
Questo
sistema
di
approvvigionamento
capillare
era
vitale
in
un’epoca
antecedente
all’introduzione
e
alla
diffusione
della
monumentale
rete
dei
grandi
acquedotti
romani
(iniziata
a
partire
dal
312 a.C.
con
l’Aqua
Appia).
L’esistenza
di
pratiche
rituali
e
sacre:
Le
analisi
degli
strati
di
riempimento
hanno
rivelato
dettagli
sorprendenti.
Il
ritrovamento
di
reperti
integri
e
particolari
materiali
votivi
suggerisce
che
la
chiusura
di
questi
pozzi
non
fosse
solo
un
atto
funzionale,
ma
accompagnata
da
attività
rituali
legate
al
culto
e
alla
sacralità
delle
acque.
L’evoluzione
delle
tecniche
costruttive:
La
differenza
tra
i
pozzi
(19
rivestiti
con
lastre
sagomate
di
tufo
e
9
privi
di
rivestimento,
scavati
direttamente
nel
terreno
con
pedarole
per
la
discesa)
permette
di
studiare
l’evoluzione
delle
competenze
ingegneristiche
e
manuali
della
manodopera
romana
nel
corso
dei
secoli.
Oggi,
per
preservare
questo
straordinario
spaccato
di
vita
quotidiana
della
Roma
repubblicana,
le
lastre
originali
in
tufo
sono
state
smontate
e
ricollocate
all’interno
della
Stazione
Museo
Colosseo,
dove
tre
grandi
teche
cilindriche
in
vetro
e
installazioni
multimediali
ne
illustrano
l’antico
funzionamento
ai
passeggeri.
..:..
Domus
tardo
repubblicana
e
ambienti
termali:
sono
venuti
alla
luce
resti
di
domus
con
affreschi
di
età
imperiale
e
un
antico
balneum
(ambiente
termale)
risalente
a
un
periodo
compreso
tra
il
I
secolo
a.C.
e
il
I
secolo
d.C..
Il
Balneum:
Un
lussuoso
centro
benessere
privato.
Il
balneum
rinvenuto
in
Piazza
del
Colosseo
era
un
piccolo
impianto
termale
privato.
Era
integrato
in
una
domus
signorile
risalente
a
un
periodo
compreso
tra
il
II
secolo
a.C.
e
il
I
secolo
d.C.:
La
struttura:
Gli
archeologi
hanno
individuato
gli
elementi
tipici
delle
terme
romane,
tra
cui
una
vasca
gradinata
per
l’immersione
nell’acqua
calda
e
il
laconicum
(la
stanza
per
il
bagno
di
sudore),
simile
a
una
moderna
sauna.
Il
proprietario:
Le
dimensioni
e
la
raffinatezza
di
questa
struttura
indicano
che
la
domus
apparteneva
a
un
facoltoso
cittadino
romano
di
altissimo
rango
sociale,
che
poteva
permettersi
un
sistema
di
riscaldamento
privato
autonomo
per
i
propri
bagni.
La
Domus
Imperiale
e
gli
Affreschi
..:..
Insieme
alle
strutture
termali,
gli
scavi
hanno
portato
alla
luce
pareti
affrescate
appartenenti
a
fasi
edilizie
successive
di
età
imperiale.
I
dipinti
mostrano
decorazioni
tipiche
delle
ricche
abitazioni
patrizie,
realizzate
con
pigmenti
pregiati
per
abbellire
i
saloni
di
rappresentanza
e
le
stanze
private.
Il
legame
con
il
Grande
Incendio
del
64
d.C.
La
scoperta
di
queste
strutture
dimostra
dal
punto
di
vista
archeologico
la
violenza
del
Grande
Incendio
di
Roma
del
64
d.C.
sotto
l’imperatore
Nerone.
La
domus
e
il
suo
balneum
smisero
bruscamente
di
esistere
proprio
a
causa
del
fuoco.
Successivamente,
Nerone
decise
di
interrare
l’intero
quartiere
residenziale
repubblicano
per
fare
spazio
ai
maestosi
giardini,
al
laghetto
artificiale
e
alle
strutture
della
sua
nuova,
immensa
reggia:
la
Domus
Aurea.
Il
recupero
ingegneristico
e
la
musealizzazione
Dato
che
i
resti
si
trovavano
esattamente
lungo
il
tracciato
del
pozzo
di
scavo
della
metropolitana,
gli
archeologi
del
Parco
Archeologico
del
Colosseo
hanno
dovuto
compiere
un’operazione
eccezionale:
Le
strutture
del
balneum
(la
vasca
e
il
laconicum)
sono
state
scavate,
interamente
asportate
in
blocchi,
restaurate
in
laboratorio
e
poi
rimontate
all’interno
della
stazione
metropolitana.
Oggi,
i
passeggeri
possono
ammirare
il
balneum
ricostruito
all’interno
della
stazione.
Un
grande
oculus
(una
vetrata
circolare)
inserito
nel
corridoio
di
scambio
indica
il
punto
esatto
del
sottosuolo
in
cui
le
terme
sono
state
originariamente
trovate.
..:..
Strutture
neroniane
e
post
incendio:
sono
state
individuate
tracce
e
ambienti
legati
all’impatto
del
grande
incendio
di
Roma
del
64
d.C.
e
resti
di
epoche
successive
fino
al
periodo
rinascimentale
e
fascista.
..:..
Main
archaeological
finds
..:..
Principales
hallazgos
arqueológicos
..:..
Principais
achados
arqueológicos
..:..
Principales
découvertes
archéologiques
..:..
Wichtigste
archäologische
Funde
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
..:..
IN
AGGIORNAMENTO
..:..
PER
APPROFONDIRE
VEDI
I
SEGUENTI
LINKS:
..:..
RICORDI
DI
VIAGGIO
..:..
La
stazione
di
Porta
Metronia
(in
piazzale
Ipponio)
ha
restituito
uno
dei
complessi
militari
di
epoca
romana
più
importanti
e
intatti
mai
trovati
nella
Capitale.
A
circa
9/12
metri
di
profondità,
gli
archeologi
hanno
scoperto
un’immensa
caserma
romana
del
II
secolo
d.C.
risalente
all’età
degli
imperatori
Traiano
e
Adriano.
L’intero
complesso,
esteso
su
circa
1.750
metri
quadrati,
comprende
strutture
monumentali,
alloggi
militari
e
circa
600
reperti
di
uso
quotidiano:
La
Caserma
Romana
(Castra)
..:..
Si
tratta
di
un
grande
dormitorio
militare
composto
da
oltre
30
vani
affacciati
su
un
lungo
corridoio.
I
soldati
ospitati
qui
facevano
parte
della
guardia
imperiale
(i
pretoriani)
o
di
guarnigioni
incaricate
della
sicurezza
pubblica
della
città.
Le
stanze
presentavano
pavimenti
decorati
a
mosaico
e
pareti
affrescate,
a
dimostrazione
del
fatto
che
anche
gli
alloggi
militari
di
quel
periodo
mantenevano
una
notevole
cura
estetica.
..:..
La
Domus
del
Comandante
e
la
Casa
del
Centurione
..:..
L’ala
occidentale
del
complesso
ospitava
le
residenze
degli
ufficiali
superiori.
La
più
spettacolare
è
la
Domus
del
Comandante,
una
sontuosa
abitazione
rettangolare
di
circa
300
metri
quadrati
disposta
su
due
livelli:
Raffinatezza
interna:
La
domus
era
dotata
di
ben
14
ambienti
disposti
attorno
a
un
cortile
centrale
arricchito
da
una
fontana
e
vasche
d’acqua.
Decorazioni
di
lusso:
I
pavimenti
erano
realizzati
in
prezioso
opus
sectile
(marmo
bianco
e
ardesia
tagliati
in
forme
geometriche),
mentre
le
pareti
erano
decorate
con
affreschi
raffinati.
La
Casa
del
Centurione:
Adiacente
alla
domus,
è
stata
identificata
un’altra
abitazione
signorile
con
splendidi
mosaici
a
vista
destinata
a
un
ufficiale
di
medio
rango.
..:..
I
terrazzamenti
orientali
..:..
La
metà
orientale
del
complesso
non
era
edificata
ma
ospitava
un
ampio
settore
a
giardino,
organizzato
su
terrazze
che
degradavano
dolcemente
verso
il
fosso
dell’Aqua
Crabra,
un
antico
corso
d’acqua
che
attraversava
la
zona.
Perché
la
caserma
è
rimasta
intatta?
Il
complesso
ha
una
storia
strettamente
legata
alle
fortificazioni
di
Roma.
Intorno
al
271
d.C.,
l’imperatore
Aureliano
decise
di
dotare
la
città
di
una
nuova
e
gigantesca
cinta
muraria
(le
Mura
Aureliane).
La
caserma
si
trovava
proprio
sul
tracciato
delle
nuove
mura:
per
questa
ragione,
venne
deliberatamente
demolita
fino
all’altezza
del
primo
piano
e
interrata
per
fungere
da
solida
base
strutturale
alle
fortificazioni.
Questo
interramento
intenzional
e
l’ha
protetta
dai
saccheggi
per
quasi
1.800
anni.
La
nuova
Stazione
Museo
..:..
Esattamente
come
accaduto
al
Colosseo,
le
strutture
della
Caserma
e
della
Domus
non
potevano
essere
distrutte
né
lasciate
esposte
bloccando
la
metropolitana.
Gli
ingegneri
e
gli
archeologi
hanno
attuato
un
piano
straordinario:
Smontaggio
e
restauro:
Le
murature,
i
mosaici
e
gli
affreschi
sono
stati
catalogati,
tagliati
e
asportati
in
blocchi
per
essere
restaurati
in
laboratori
climatizzati.
Il
riallestimento
in
situ:
Le
strutture
sono
state
infine
rimontate
all’interno
del
guscio
in
cemento
armato
della
stazione
nella
loro
esatta
posizione
originaria.
I
passeggeri
della
Metro
C
si
trovano
a
camminare
su
passerelle
sospese
sopra
i
mosaici
della
Domus
e
gli
alloggi
dei
soldati,
all’interno
di
un
polo
espositivo
sotterraneo.
..:..
I
600
piccoli
reperti:
La
vita
quotidiana
nei
“castra”
..:..
Durante
lo
scavo
dei
pozzi
neri
e
delle
condutture
della
caserma
di
Porta
Metronia,
gli
archeologi
hanno
recuperato
circa
600
oggetti
personali
accumulatisi
nei
secoli.
Poiché
questi
ambienti
erano
privi
di
ossigeno
e
saturi
di
umidità,
i
materiali
organici
si
sono
conservati
in
modo
eccezionale,
permettendoci
di
capire
come
i
militari
passavano
il
tempo
libero:
Svago
e
gioco
d’azzardo:
Sono
stati
rinvenuti
moltissimi
dadi
da
gioco
in
osso
e
pedine
(utilizzate
per
giochi
da
tavolo
antenati
dei
moderni
scacchi
o
della
dama,
come
i
latrunculi).
Il
gioco
d’azzardo
era
vietato
ufficialmente,
ma
tollerato
e
diffusissimo
nelle
caserme.
Cura
del
corpo
e
igiene:
Il
ritrovamento
di
raffinati
aghi
per
capelli
in
osso,
spilloni,
flaconi
di
unguenti
e
profumi
dimostra
che
la
caserma
non
ospitava
solo
soldati
pronti
alla
battaglia,
ma
ufficiali
che
prestavano
grande
attenzione
alla
propria
estetica
e,
probabilmente,
le
loro
famiglie
residenti
nella
Domus
del
Comandante.
Abbigliamento
e
calzature:
Sono
riaffiorate
suole
di
cuoio
chiodate
(le
famose
caligae
dei
soldati)
e
fibbie
metalliche
in
condizioni
di
conservazione
sbalorditive.
Cucina
e
alimentazione:
Piatti,
ciotole,
anfore
e
stoviglie
in
terracotta
e
ceramica
sigillata
(quella
pregiata
di
colore
rosso)
hanno
permesso
di
ricostruire
la
dieta
della
guarnigione,
ricca
di
carne,
cereali
e
vino
importato
da
tutto
l’Impero.
..:..
La
stazione
di
San
Giovanni,
inaugurata
nel
2018
come
prima
vera
“stazione
museo”
della
Linea
C
e
importante
nodo
di
scambio
con
la
Linea
A,
ha
rappresentato
una
pietra
miliare
per
l’archeologia
urbana
di
Roma.
Gli
scavi,
spinti
fino
a
circa
30
metri
di
profondità,
hanno
portato
alla
luce
una
gigantesca
azienda
agricola
di
epoca
imperiale
(I
secolo
d.C.),
la
più
grande
mai
scoperta
nei
pressi
del
centro
storico
della
Capitale.
Ecco
i
dettagli
più
rilevanti
di
questo
straordinario
ritrovamento:
La
più
grande
azienda
agricola
della
Roma
imperiale
..:..
A
circa
venti
metri
sotto
il
livello
stradale,
gli
archeologi
hanno
scoperto
un’immensa
tenuta
agricola
che
riforniva
i
mercati
della
città:
Il
bacino
idrico
monumentale:
È
stato
scoperto
un
enorme
bacino
di
irrigazione
in
muratura,
lungo
35
metri
e
largo
24
(capace
di
contenere
oltre
4
milioni
di
litri
d’acqua),
rivestito
di
intonaco
idraulico
e
datato
al
I
secolo
d.C.
Le
condutture
e
i
sistemi
di
sollevamento:
Accanto
alla
vasca
sono
stati
rinvenuti
i
resti
di
una
ruota
idraulica
(noria)
in
legno
e
un
complesso
sistema
di
tubature
in
piombo
(fistulae)
e
canalizzazioni
che
servivano
a
distribuire
l’acqua
nei
campi.
Le coltivazioni:
Grazie
alle
analisi
dei
pollini
e
dei
semi
fossili,
gli
esperti
hanno
stabilito
che
l’azienda
era
specializzata
nella
coltivazione
intensiva
di
pesche
(introdotte
a
Roma
proprio
in
quel
periodo
dall’Oriente)
e
di
viti
per
la
produzione
di
vino.
Gli
attrezzi
da
lavoro
e
le
strutture
precedenti
..:..
I
pozzi
e
i
canali
della
tenuta
hanno
restituito
centinaia
di
reperti
legati
al
lavoro
della
terra,
tra
cui
zappe
in
ferro,
falcetti,
rastrelli
e
persino
cesti
in
vimini
e
stuoie
conservatisi
perfettamente
grazie
all’umidità
del
terreno.
Gli
scavi
hanno
inoltre
rivelato
che,
prima
della
fattoria
imperiale,
l’area
era
occupata
nel
III
secolo
a.C.
da
un
vasto
impianto
per
la
bonifica
e
il
drenaggio
delle
acque
di
un
vicino
affluente
del
Tevere.
L’allestimento
e
il
percorso
museale
della
stazione
A
differenza
delle
stazioni
successive
(come
Porta
Metronia
e
Colosseo),
dove
i
monumenti
sono
stati
rimontati
nella
loro
esatta
posizione,
San
Giovanni
è
strutturata
come
un
viaggio
nel
tempo
verticale
lungo
i
vari
livelli
della
stazione:
I
livelli
storici:
Scendendo
le
scale
mobili,
le
pareti
cambiano
colore
e
grafiche
per
indicare
l’epoca
storica
corrispondente
alla
profondità.
Si
passa
dall’Età
Contemporanea
in
superficie
fino
alla
Preistoria
e
al
Pleistocene
al
livello
dei
binari.
Le
teche
espositive:
I
passeggeri
camminano
a
fianco
di
enormi
vetrate
che
contengono
i
reperti
disposti
secondo
l’ordine
in
cui
sono
stati
trovati:
dalle
monete
rinascimentali
alle
stoviglie
romane,
fino
agli
attrezzi
agricoli
della
tenuta
imperiale
e
alle
antiche
radici
fossili
di
un
frutteto
di
2000
anni
fa.
..:..
..:..
AUTORE
E
FOTOGRAFIA
ALESSANDRO
FAGIOLO



