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:.. IN VIAGGIO CON ALEX IL VIAGGIATORE IN ARGENTINA :.. Il vento alla fine del mondo :.. Diario della mia avventura argentina :.. :.. TRAVELING WITH ALEX IL VIAGGIATORE IN ARGENTINA :.. The wind at the end of the world :.. Diary of my Argentine adventure



.:.
Capitolo
1:
Il
battito
urbano
e
la
polvere
del
Nord
.:.
Tutto
ha
inizio
a
Buenos
Aires.
La
capitale
mi
accoglie
con
il
suo
mix
stordente:
sembra
di
camminare
tra
i
viali
di
Parigi
o
le
strade
di
Barcellona,
ma
con
un’energia
puramente
sudamericana.
Giusto
il
tempo
di
respirare
il
profumo
di
un
asado
a
San
Telmo
e
perdersi
tra
le
case
colorate
di
La
Boca,
e
la
vera
avventura
chiama
verso
nord.
Il
salto
è
drastico.
Voliamo
a
Salta,
“La
Linda”.
Noleggiamo
un
fuoristrada
per
percorrere
un
tratto
della
leggendaria
Ruta
40.
Qui
l’aria
si
fa
rarefatta
e
il
paesaggio
si
trasforma
nel
regno
della
Puna
andina.
Guidare
tra
i
deserti
d’alta
quota,
circondati
da
cactus
secolari
nel
Parco
Nazionale
Los
Cardones,
dà
una
vertigine
di
assoluta
libertà.
Quando
raggiungiamo
le
distese
accecanti
delle
Salinas
Grandes,
il
silenzio
è
così
profondo
da
sembrare
solido.
Sotto
un
cielo
di
un
blu
cobalto
innaturale,
capisco
che
l’Argentina
non
è
un
Paese
da
visitare,
ma
una
terra
che
ti
impone
i
suoi
ritmi
primitivi.
.:.
Capitolo
2:
Il
ruggito
verde
di
Iguazú
.:.
Dal
deserto
di
sale
alla
foresta
subtropicale.
Un
volo
interno
ci
catapulta
al
confine
nord
orientale,
nel
cuore
del
Parco
Nazionale
dell’Iguazú.
L’umidità
ti
si
incolla
addosso
e
l’aria
vibra
prima
ancora
di
vedere
l’acqua.
Poi,
eccola:
la
Garganta
del
Diablo.
Le
Cascate
dell’Iguazú
si
mostrano
in
tutta
la
loro
devastante
potenza.
Saliamo
a
bordo
di
un
gommone
bimotore
che
sfida
le
correnti
del
fiume,
spingendosi
fin
sotto
i
panni
d’acqua
nebulizzata
delle
cascate.
Usciamo
completamente
inzuppati,
infreddoliti
e
con
il
cuore
in
gola
per
l’adrenalina.
Lo
sguardo
si
perde
in
quel
treated
di
oltre
duecento
salti
d’acqua
immersi
nella
giungla,
un
contrasto
violentissimo
con
l’aridità
andina
lasciata
solo
quarantotto
ore
prima.
.:.
Capitolo
3:
Il
regno
del
ghiaccio
e
del
vento
(Patagonia)
Ma
la
vera
prova
per
ogni
spirito
avventuriero
è
il
profondo
Sud.
Voliamo
a
El
Calafate,
la
porta
d’accesso
al
Parco
Nazionale
Los
Glaciares.
Il
richiamo
del
Perito
Moreno
è
irresistibile.
Indossati
i
ramponi,
iniziamo
il
mini
trekking
direttamente
sopra
la
superficie
del
ghiacciaio.
Camminare
sopra
quel
gigante
di
ghiaccio
vivo,
azzurro
e
crepitante,
ascoltando
i
boati
sordi
dei
blocchi
che
si
staccano
per
tuffarsi
nel
Lago
Argentino,
ti
fa
sentire
minuscolo
e
incredibilmente
vivo.
.:.
Non
c’è
tempo
di
riposare.
Ci
spostiamo
a
El
Chaltén,
la
capitale
argentina
del
trekking,
dominata
dall’iconica
e
affilata
sagoma
del
Monte
Fitz
Roy.
Affrontiamo
la
dura
salita
verso
la
Laguna
de
los
Tres.
Il
vento
patagonico
soffia
implacabile,
sollevando
terra
e
mettendo
alla
prova
ogni
passo.
Ma
quando
arriviamo
in
cima
e
le
nuvole
si
aprono,
svelando
la
parete
di
roccia
nuda
del
Fitz
Roy
riflessa
nelle
acque
gelide
della
laguna,
la
fatica
svanisce.
Resta
solo
lo
spazio
sconfinato
e
la
sensazione
pura
dell’avventura.
.:.
Epilogo:
Il
Mal
d’Argentina
Mentre
l’aereo
ci
riporta
verso
Buenos
Aires
per
l’ultimo
volo
verso
casa,
guardo
fuori
dal
finestrino
la
vastità
della
Pampa
che
scorre
sotto
di
noi.
Dicono
che
esista
un
“Mal
d’Argentina”,
simile
a
quello
d’Africa:
una
nostalgia
acuta
che
ti
prende
e
non
ti
lascia
finché
non
decidi
di
tornare.
Lascio
questa
terra
con
gli
scarponi
rovinati,
i
vestiti
che
sanno
di
fumo
di
legna
e
polvere,
ma
con
l’anima
piena
di
spazi
immensi.
.:. : .:.
.:.

E
Alessandro Fagiolo2026-11-05T20:38:28+00:00
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